Le nostre Radici

Qualche anno fa, parlando con un funzionario dell’assessorato all’agricoltura della regione Sicilia mi son sentito dire che le piccole aziende come la nostra non hanno futuro. Saranno sempre in perdita. Sopravvivranno solo le grosse aziende, da 100 ettari in su, che possono essere gestite con mentalità imprenditoriale e fare profitti. E la passione, l’amore per la terra, per le proprie radici? Nel mercato valgono zero! Io non ho mai accettato questa visione e quando, dopo la morte di mio Suocero ho avuto la responsabilità di Coda di Volpe, ho cercato in tutti i modi di farla sopravvivere e renderla economicamente sostenibile. Cercherò di spiegare il perché di questa mia testardaggine condividendo con voi la storia di Coda di Volpe.

All’inizio degli anni ‘60 i miei suoceri comprarono un terreno incolto per impiantare un agrumeto. Mio suocero possedeva già un piccolo agrumeto di famiglia sull’Etna, ma desiderava crearne uno tutto suo in una zona fertile e scelsero la piana di Grammichele, appena sotto le colline, che aveva le caratteristiche giuste. Mio suocero iniziò creando un vivaio e piantò la prima parte dell’agrumeto che iniziò a produrre dopo qualche anno.

I miei Suoceri nei primi anni di Coda di Volpe.

Negli anni vennero realizzate le infrastrutture necessarie per l’azienda. Dapprima il magazzino, che veniva usato anche come abitazione durante i periodi di lavoro in campagna.

Poi, alcuni anni dopo (le due bambine della foto precedente sono diventate due signorine), una grande vasca di irrigazione che durante l’estate accumulava l’acqua estratta dai pozzi scavati nell’azienda. La fanciulla sulla destra diventerà poi mia moglie.

La storia continua poi con la mia famiglia ed i miei figli che adoravano andare a Coda di Volpe coi nonni ed esplorare un mondo per loro sconosciuto.

Infine, negli anni ‘90 con lo scavo di un grande invaso per accumulare l’acqua durante l’inverno e con la realizzazione di un impianto di irrigazione interrato l’azienda fu dotata di tutte le infrastrutture necessarie per utilizzare al meglio le risorse disponibili.

Quando, nel 2009, mio suocero - che si occupava di gestire l’azienda - improvvisamente morì, ci trovammo di fronte al problema di cosa fare dell’azienda. Io avevo i miei impegni di lavoro universitario, i miei figli studiavano, mia moglie, anche lei insegnante, ma nessuno ebbe dubbi: Coda di Volpe è un pezzo della nostra famiglia e va mantenuta a qualunque costo. E quindi eccomi trasformato in piccolo imprenditore agricolo, un professore prestato all’agricoltura (come mi definì uno dei miei primi clienti)  alle prese con tanti problemi nuovi da risolvere ed il tentativo di rendere produttiva un’azienda che era in perdita.

Alle spalle ho la mia famiglia (mia Moglie, i miei miei figli che mi aiutano come possono, e mia Suocera, che rappresenta la memoria storica dell'azienda) e qualche amico che mi dà una mano, la rete di Arcipelago Siqillyah e la voglia di resistere e lavorare per rendere Coda di Volpe ancora più bella e produttiva, operando nel rispetto della natura e delle persone.